Talamone
Il mito racconta che il nome di questo piccolo paese di pescatori sia dovuto appunto a Talamone, figlio di Eaco, che approdò in queste terre di ritorno dalla Colchide, la regione dove era custodito il vello d’oro. Sempre secondo la leggenda, l’eroe greco sarebbe stato sepolto sotto il promontorio su cui sorge il paese.
Cittadina molto antica e ricca di storia, Talamone rappresenta un piccolo gioiello della Maremma. Sorge su un basso promontorio roccioso, solo 32 metri di altitudine che racchiude un piccolo golfo a cui da il nome, poco lontano dall’antico centro portuale.
Tuttavia il primo insediamento risale al periodo Neolitico, sul Talamonaccio, come testimoniano alcuni ritrovamenti come punte di lance e pietre focaie. Un insediamento era presente anche nella zona dove sorge ora la città; infatti è presente una grotta con incisioni rupestri, sempre risalente allo stesso periodo.
Il paese mantiene l’aspetto del piccolo borgo di pescatori; è presente un modesto porto, circondato da mura medioevali e dominato da una rocca di pietra grigia realizzata nel Cinquecento dai senesi, come postazione di guardia sul golfo. Il centro è caratterizzato da strette vie e case in pietra.
Molto antica e ricca di storia, negli ultimi anni è diventa una rinomata destinazione balneare in Toscana. Le sue spiagge sabbiose sono circondate da boschi di pini e caratterizzata da acque cristalline di un colore blu intenso. La baia di Talamone è anche famosa per gli sport a vela. E’ il luogo ideale per praticare windsurf, kite-surf e vela.
Questo piccolo borgo è stato un importante porto commerciale in periodo etrusco, che funzionava da collegamento con l’entroterra maremmano. L’antica città, infatti, serviva anche Heba e Saturnia e le sue rovine si possono rintracciare nelle colline attraversate dalla Via Aurelia.
In periodo romano, l’antica Talemon sorgeva su quella che oggi è chiamata la collina del Talamonaccio, come testimonia anche un tempio rinvenuto su questa collina; questo poggio però, è famoso soprattutto per la battaglia di Talamone. Nel 225 a.C. vi si svolse la battaglia vinta dai Romani, Umbri e Veneti di Attilio Regolo ed Emilio Papo contro i Galli, descritta dallo storico greco Polibio. Fu rasa al suolo da Silla, a causa dell’appoggio dato a Gaio Mario nella sua marcia verso Roma, al ritorno dall’esilio.
Intorno all’anno 1000 fu concessa ai monaci di San Salvatore che si trovavano sull’Amiata, per essere poi venduta a Siena all’inizio de Trecento. Dopo vari passaggi, nel 1559 diventò il più piccolo dei presidi Toscani assegnati agli Spagnoli dal trattato di Cateau- Cambresis. Passò poi all’Austria agli inizi del 1700, in seguito ai Borboni e ai Lorena. Solo quando tornò sotto il controllo del Granduca Leopoldo II, che si occupò della bonifica di tutta la zona, Talomone tornò a fiorire grazie alla ripresa dell’agricoltura e al commercio.
Nel 1860, quando il paese fu annesso al Regno d’Italia, Giuseppe Garibaldi, che era in rotta per Marsala con i Mille, vi sbarcò la mattina del 7 maggio, per procurarsi armi dal comandante del porto e far partire una colonna, comandata da Zambianchi, verso il confine romano; questo avrebbe dovuto provocare un’insurrezione nello Stato Pontificio. Anche qui interviene una leggenda a raccontare cosa successe quando Garibaldi sbarcò a Talamone; il generale fece chiamare il capitano De Labar, tentando di controllare la sua voce tonante, Garibaldi affermò che era molto contento di essere in Maremma, apostrofando il capitano con un nome sbagliato, ma che non vedeva i rifornimenti e le armi che gli erano state promesse.
Il pavido capitano rispose che avrebbe provveduto in qualche maniera e due giorni dopo, grazie all’intervento del Colonnello Giorgini di Orbetello, i due bastimenti ripartirono attrezzati in maniera migliore e con il morale più alto.
Solo sei giorni dopo però, Vittorio Emanuele II, fece arrestare e imprigionare nella Neolitico, a Firenze il colonnello Giorgini e il capitano De Labar, con l’accusa di alto tradimento.
Poiché l’impresa dei Mille ebbe successo, vennero però liberati, prosciolti e reintegrati nei ranghi, recuperarono le paghe che erano state confiscate e ebbero onori e un cospicuo companatico.
